Città e Territorio
Fin dalla sua comparsa sul pianeta l’uomo ha modificato l’ambiente naturale adattandolo alle proprie necessità e dando vita a quello che si definisce ambiente antropizzato: un territorio disegnato e trasformato dalle attività umane.
In particolare, da quando, all’incirca 10.000 anni fa, ha abbandonato la vita nomade diventando agricoltore e allevatore, l’uomo ha iniziato a trasformare l’ambiente naturale affinché producesse quanto gli era necessario per la sopravvivenza: abbattendo foreste e sostituendole con campi coltivati, realizzando canali per l’irrigazione artificiale, costruendo ricoveri per gli animali e così via.
I primi villaggi stabili sono poi diventati città, rendendo necessaria una rete di strade che le collegasse e permettesse agli abitanti di scambiare merci e prodotti agricoli nei mercati. Con l’aumento della popolazione sono stati necessari nuovi terreni per coltivare, nuovi magazzini per conservare le merci, nuove strade e porti per poter raggiungere via mare e via fiume verso le città più lontane.
Le tracce dell’intervento dell’uomo sull’ambiente sono diventate così sempre più profonde e, in alcuni casi, hanno superato i secoli come gli acquedotti romani o i paesaggi agricoli della Toscana.
Oggi, almeno nella parte del pianeta in cui viviamo, è praticamente impossibile trovare un territorio che non presenti segni della presenza dell’uomo: dalle trasformazioni più radicali come le città e le metropoli fino interventi più leggeri come la realizzazione di sentieri in alta montagna.

IL TERRITORIO

Paesaggio
l’insieme dei segni che caratterizzano una parte più o meno ampia della superficie terrestre, distinguendosi così dalle altre: segni dovuti a forze naturali (paesaggio naturale) o all’opera umana (paesaggio culturale) o ancora alle une e all’altra insieme..
Territorio
regione o zona geografica, porzione di terra o di terreno d’una certa estensione all’interno del quale una comunità vive e lavora. I confini di questo spazio possono essere naturali (come una catena montuosa o un fiume) o amministrativi, ad esempio il territorio della Regione Lazio.
La struttura e l’organizzazione di un territorio dipendono da molti fattori; alcuni sono naturali come il clima, la presenza di montagne e rilievi (orografia) e la presenza di corsi d’acqua (idrografia) altri sono artificiali -o meglio antropici, cioè realizzati dall’uomo- e possiamo dividerli in tre grandi categorie:
- gli aggregati urbani: città, paesi, villaggi;
- i territori agricoli: le aree coltivate, i pascoli per l’allevamento e i fabbricati occorrenti per le relative attività (case agricole, fienili, stalle…);
- le infrastrutture: le grandi opere che attraversano il territorio collegando tra loro gli aggregati urbani (strade, autostrade, ferrovie, ponti, porti, aeroporti), fornendo servizi (scuole, ospedali, musei, uffici pubblici…) e garantendo l’approvvigionamento delle fonti energetiche (acquedotti, elettrodotti,
A loro volta le infrastrutture possono essere di due tipi:
- infrastrutture lineari, per il trasporto e la distribuzione di persone, beni, servizi (autostrade, elettrodotti, acquedotti, linee telefoniche, ferrovie, metropolitane, canali navigabili, reti idriche e fognarie, ecc.);

- infrastrutture puntiformi, cioè quelle che forniscono un servizio, ma non sono fisicamente collegate tra loro (porti, aeroporti, scuole, ospedali, discariche, centrali energetiche…) le infrastrutture puntuali sono dette anche attrezzature.

LA CITTA’

Città
centro abitato di notevole estensione, con edifici disposti più o meno regolarmente, in modo da formare strade transitabili; fornito di servizî pubblici e di quanto altro sia necessario per offrire condizioni favorevoli alla vita sociale e allo svolgimento di varie funzioni (economiche, sociali, culturali, religiose, amministrative, sanitarie, ecc.).
Nel mondo esistono città profondamente diverse le une dalle altre tipologie estremamente diverse di città, ma, in ogni caso, possiamo notare che la maggior parte dello spazio è occupata da edifici, piazze e strade, che compongono il cosiddetto tessuto urbano.

Il tessuto di una città non è, però, uniforme, ma somiglia piuttosto ad un grande collage composto da parti anche molto diverse tra loro, come possiamo notare se osserviamo la foto aerea di una qualunque città europea.
LA FORMA DELLA CITTA’
Le città europee, infatti, hanno quasi tutte una storia molto antica che è influenzata dal periodo storico di fondazione della città, dalla forma del territorio (presenza di colline o fiumi) e dalla vicinanza a importanti vie di comunicazione come fiumi, mare, strade o, più di recente, ferrovie. Tutti questi fattori hanno portato a diverse forme urbane e diversi tessuti che possiamo così distinguere
Tessuti a maglia ortogonale

Questa forma è tipica degli insediamenti di origine romana, nei quali le strade parallele e ortogonali formavano isolati quadrati e rettangolari sul modello degli accampamenti militari. All’incrocio delle due strade principali si trovava il foro, il quale ospitava i templi più importanti, la basilica, destinata alle assemblee e all’amministrazione della giustizia e il mercato. Il tessuto a maglia ritornerà alcuni secoli dopo in piena età industriale per la realizzazione dei nuovi quartieri borghesi (come nei casi di Barcellona e Parigi) da contrapporre con le loro piazze e i loro viali alberati ai disordinati e sovraffolati quartieri medievali.
Tessuti medievali

Con il crollo dell’Impero Romano le grandi città si spopolarono lasciando il posto a nuovi insediamenti, più piccoli e circondati da grandi mura difensive. In questo caso abbiamo strade strette e tortuose, facili da difendere, sulle quali si affacciano con torri e campanili gli edifici più importanti (i palazzi signorili, la cattedrale, il palazzo comunale, il convento…).
Tessuti radiali

In questo tessuto le strade sono disposte come i raggi delle ruote di una bicicletta e convergono verso il centro della città. Può avere origini diverse: da quelle difensive, tipiche delle città murate, a quelle scenografiche, tipiche delle città barocche oppure può trattarsi di una questione gerarchica con i percorsi che convergono su l’insediamento più importante, come è ancora possibile vedere nelle antiche strade consolari che convergono su Roma.
Tessuti lineari

E’ quello tipico di una città nella quale una strada, un fiume o una ferrovia sono stati alla base dello sviluppo e l’espansione dell’insediamento. E’ il caso ad esempio del sistema di città dell’Emilia Romagna che sono nate e si sono sviluppate lungo la via Emilia.
LE PARTI DELLA CITTA’
All’interno dei diversi tessuti possiamo poi riconoscere chiaramente delle zone formate da quartieri che appartengono a epoche storiche diverse e che si sono trasformati nel tempo seguendo i bisogni dei propri abitanti, l’evoluzione tecnologica (come la disponibilità di nuovi materiali e di nuove tecniche di costruzione) e, soprattutto, le vicende della Storia (le guerre, le conquiste, città che diventano capitali o che non lo sono più…).
Queste zone sono sempre presenti in ogni città, ognuna con le sue caratteristiche, e quelle fondamentali sono:
Il centro storico: coincide con la parte più antica della città ed è caratterizzato dalla presenza di edifici storici (la sede Comunale, il Duomo, il tribunale…) , monumenti e piazze pavimentate, mentre è ridotta la presenza di spazi verdi. Spesso molte vie dei centri storici sono chiuse al traffico e gli edifici ospitano funzioni rappresentative come ambasciate, uffici, ministeri e sedi di aziende.
I sobborghi o quartieri esterni: variano molto in base alla storia della città, ma generalmente si tratta di quei quartieri esterni al centro storico nati nel XIX secolo a seguito della rapida crescita seguita alla Rivoluzione Industriale. Possiamo distinguere in questi quartieri quelli destinati vicino alle fabbriche e destinati alle famiglie degli operai da quelli destinati alla borghesia (i cittadini più ricchi).
Le periferie: sono i quartieri più recenti e più lontani dal centro storico, che si sono sviluppati a partire dagli anni cinquanta e sessanta del ventesimo secolo. Tranne poche eccezioni si tratta di quartieri spesso cresciuti in fretta, collegati male con centro e dove sono presenti solo attività commerciali essenziali (ad esempio alimentari e farmacie) e attrezzature di base (le scuole, il municipio, la posta)
L’hinterland o area metropolitana: è un territorio più o meno vasto che circonda le grandi città e nel quale possiamo trovare altri centri abitati, aree agricole, aree industriali e aree commerciali. Quotidianamente ci sono grossi spostamenti di persone e merci in ingresso (gli abitanti dei piccoli comuni che si recano al lavoro e le merci che vanno a rifornire i negozi) e in uscita dalla città principale.
Se invece della forma delle diverse parti della città ne consideriamo le funzioni, possiamo riconoscere delle zone nelle quali queste ultime vengono concentrate in grandi aree dedicate; abbiamo così: aree residenziali (destinati alle abitazioni private), aree produttive (dove sorgono le fabbriche o industrie), aree commerciali (che ospitano centri commerciali e uffici), aree turistiche (dove si concentrano stabilimenti balneari, alberghi, stazioni sciistiche) e aree rurali (dove troviamo aziende agricole, allevamenti e aree coltivate).
L’URBANISTICA
Urbanistica
disciplina (nata come scienza autonoma alla fine del Settecento, in seguito alla rivoluzione industriale) che studia la messa a punto di strumenti per il progetto e lo sviluppo delle città e delle infrastrutture, adattandole alle nuove esigenze e tenendo conto del loro impatto sull’ambiente.
La necessità di governare lo sviluppo e la crescita delle città non è una necessità moderna: già i romani, con la centuriazione, dividevano il territorio agricolo intorno alla città in grandi appezzamenti collegati da strade, mentre sono numerosi gli esempi di città rinascimentali progettate secondo schemi precisi (a stella o a poligono).
Se, però, in passato si trattava di interventi occasionali e che riguardavano, esclusivamente, la forma della città e la posizione dei monumenti, in età moderna l’urbanistica diventa una scienza vera e propria che si preoccupa di organizzare la crescita della città e il suo sviluppo nel futuro e di garantire ai suoi abitanti le migliori condizioni di vita.
Infatti, la grande crescita delle città avvenuta intorno alla metà del XIX secolo rese urgente controllarne la sovrappopolazione (dovuta alla grande quantità di contadini che si erano spostati nelle città per lavorare nelle fabbriche) e, soprattutto, migliorare le pessime condizioni igienico-sanitarie dei quartieri operai.


I PIANI URBANISTICI
Dal 1942 nel nostro paese il territorio è dichiarato un bene collettivo (che appartiene a tutti), quindi è necessario prevederne, regolarne e controllarne le trasformazioni.
Gli strumenti attraverso i quali si effettua questo controllo sono i cosiddetti piani urbanistici che si classificano in:
- Piani Paesaggistici Regionali per la tutela del patrimonio artistico, storico e naturalistico di una regione;
- Piani Territoriali (PT) per coordinare la costruzione di infrastrutture come autostrade, ferrovie aeroporti;
- Piani tematici specifici come il Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI) nel quale sono indicate le zone a rischio di frana o a rischio di allagamento;
- Piani Regolatori Generali (PRG) per regolare e organizzare lo sviluppo dei territori comunali.

La progettazione del PRG è affidata al Comune che si può avvalere della collaborazione di tecnici specializzati (ingegneri, architetti ed esperti in urbanistica). È composto da planimetrie (mappe) che suddividono il territorio comunale in zone (zonizzazione) ognuna delle quali è destinata ad un uso diverso ed ha specifiche regole; ogni zona è indicata con una lettera dell’alfabeto:
- Zona A – Centro storico (tutti gli edifici e le opere che rappresentano il passato dell’insediamento edilizio);
- Zona B – zone di recente costruzione prevalentemente residenziale dette anche zone sature perché non vi sono più spazi liberi per ulteriori edifici; i rimanenti spazi vengono adibiti ad aree a verde o dedicati ai servizi;
- Zona C – zone di nuova costruzione caratterizzate da ampie aree libere capaci di accogliere nuovi insediamenti edilizi;
- Zona D – zone destinate ad attività economiche non agricole;
- Zona E – zone esterne al centro edificato destinate ad attività agro-silvo-pastorali;
- Zona F – zone per i servizi di interesse generale (cimitero, ospedali, impianti sportivi, ecc.);

Il percorso di approvazione di un P.R.G. è molto lungo e complesso ( e può durare alcuni anni): si parte da una prima proposta di P.R.G. presentata dal Comune ai cittadini, i quali hanno un certo periodo di tempo per consultarla e fare le proprie osservazioni. Successivamente il Consiglio Comunale, dopo aver esaminato ed eventualmente accolto le osservazioni dei cittadini, adotta il P.R.G. e lo invia al Consiglio Regionale perché quest’ultimo ne verifichi la regolarità e lo approvi in via definitiva.
Una volta approvato, il P.R.G. non ha una vera e propria scadenza, ma per metterlo in pratica è necessario approvare ulteriori strumenti detti Piani Particolareggiati, che contengono gli interventi pubblici e privati previsti dal PRG e hanno una durata di 10 anni. Il P.R.G. del comune di Roma attualmente in vigore è stato approvato il 14 marzo 2008 (il quinto da quando la città è Capitale d’Italia) ed è formato da ben 280 tra planimetrie e documenti.
Allegato al PRG c’è il Regolamento Edilizio (con caratteristiche diverse da Comune a Comune) che specifica le regole (tecniche, estetiche e igienico-sanitarie) per la costruzione dei nuovi edifici e per la modifica di quelli esistenti. In pratica se il PRG ci dice cosa è possibile fare e dove, il Regolamento Edilizio ci dice come.





