LE ETICHETTE ALIMENTARI

Un famoso filosofo del XIX secolo affermò che l’”uomo è ciò che mangia”, dobbiamo quindi pensare che sia molto importante alimentarsi non solo in modo corretto ma, soprattutto, in modo consapevole.

Per questa ragione l’etichetta può essere definita come la carta d’identità degli alimenti confezionati; il principale strumento grazie al quale un consumatore può ricavare informazioni utili alla conoscenza e alla scelta del prodotto. Saper leggere le etichette alimentari è quindi un atto di responsabilità verso il benessere nostro e delle persone che mangiano le cose che acquistiamo, perché ci aiuta ad alimentarci in maniera sana e sicura oltre ad evitare sprechi di cibo.

Etichetta

insieme di informazioni e dati che permettono di identificare un alimento

COME E’ FATTA UN’ETICHETTA

Qualsiasi azienda che produce generi alimentari e li commercializza è obbligata per legge a riportare direttamente sulla confezione o su appositi foglietti adesivi le seguenti informazioni

NOME DEL PRODOTTO (o DENOMINAZIONE DI VENDITA): è il nome con il quale il prodotto è commercializzato e che permette al consumatore di distinguerlo dai prodotti con il quale potrebbe essere confuso. E’ indipendente dai nomi di fantasia o dai marchi di fabbrica con i quali viene venduto.
Ad esempio sulla confezione degli Abbracci quest’ultimo è il nome con il quale i biscotti vengono commercializzati, cioè venduti. Sull’etichetta troverai invece “biscotti frollini con panna e cacao”.

ELENCO DEGLI INGREDIENTI: qui sono riportate tutte le sostanze necessarie per produrre l’alimento o la bevanda, in ordine decrescente di peso. L’elenco degli ingredienti non è richiesto se il prodotto è costituito da un solo ingrediente, nei prodotti ortofrutticoli freschi, nel latte e nelle creme di latte fermentate, nei formaggi, nel burro, nei vini e nelle birre
Dal 2014 l’elenco degli ingredienti deve obbligatoriamente la presenza di eventuali allergeni (sostanze che possono scatenare reazioni allergiche) evidenziandoli rispetto alle altre informazioni (ad esempio sottolineandoli o mettendoli in grassetto).

QUANTITÀ DEL PRODOTTO: si intende non solo la quantità netta in peso (grammi) o volume (litri), ma anche la quantità nominale, cioè le unità di prodotto, ad esempio il numero di merendine contenute nella confezione.

SCADENZA O TERMINE MINIMO DI CONSERVAZIONE
Parliamo di scadenza quando troviamo diciture come DA CONSUMARE ENTRO IL…, SCADE IL…, NON UTILIZZARE DOPO IL…. In questo caso è importante non utilizzare l’alimento quando è stata raggiunta la data riportata sulla confezione in quanto può deperire rapidamente e non essere più sicuro per la salute.
Parliamo di termine minimo di conservazione quando troviamo la dicitura DA CONSUMARE PREFERIBILMENTE ENTRO…. In questo caso il prodotto può essere consumato oltre la data indicata, tuttavia le sue qualità nutrizionali e organolettiche (come la fragranza, l’odore o il sapore) potrebbero risultare alterate, ma senza rischi per la salute. In ogni caso ricordiamoci sempre di verificare le condizioni di un alimento che ha superato il termine minimo di conservazione osservandolo, annusandolo ed eventualmente assaggiandolo e di evitare di consumarlo se qualcosa non ci convince.
Spesso queste indicazioni sono accompagnate da indicazioni sulle condizioni e la temperatura di conservazione.

PARTICOLARE CONDIZIONI DI CONSERVAZIONE O D’IMPIEGO: l’etichetta deve riportare anche le le corrette condizioni di conservazione (prima e dopo l’apertura della confezione) per evitare sprechi e per garantire la data di scadenza.
Tale le diciture più frequenti ci sono:
conservare in luogo, fresco, asciutto e al riparo dalla luce diretta;
conservare in frigorifero da 0° a +4°C;
una volta aperta la confezione conservare in frigo.

NOME DEL PRODUTTORE , DEL CONFEZIONATORE O DI UN VENDITORE CON SEDE NELL’UE: deve essere indicato lo stabilimento nel quale l’alimento è stato prodotto e/o confezionato, nonché il codice relativo numerico o alfanumerico del lotto di produzione (cioè tutti gli alimenti prodotti e confezionati in circostanze simili) , fondamentale nel caso in cui si dovessero identificare i prodotti da ritirare dal mercato.

LUOGO DI ORIGINE: obbligatorio dal 2014 è un’informazione fondamentale per conoscere la provenienza degli ingredienti, evitare che il consumatore possa essere indotto in errore e garantire la tracciabilità di alcuni prodotti come le carni. In particolare è obbligatorio indicare il paese di origine o di provenienza per tutti prodotti che non provengono dall’Unione Europea.

CONTENUTO DI ALCOL: sull’etichetta deve venir riportata per legge la gradazione alcolica. Tutti i liquidi che hanno un contenuto d’alcol superiore al 1,2 vol vengono inseriti all’interno della categoria ‘bevande alcoliche’, in questo caso deve essere obbligatoriamente presente il logo che ricorda alle donne incinta, che l’alcol potrebbe danneggiare il feto e quindi non deve essere consumato durante la gravidanza.

In alcuni casi possono essere presenti ulteriori informazioni a discrezione del produttore, ma bisogna ricordare che tali informazioni possono essere incluse nell’etichetta solamente se sono chiare, veritiere e basate su dati scientifici pertinenti.

Per quanto riguarda gli alimenti sfusi (come pane, prodotti da forno, pasticceria, piatti pronti), anche in questo caso la legge obblighi i produttori a fornire corrette informazioni ai consumatori. Queste devono essere riportare su un apposito cartello vicino al banco di vendita e contenere la denominazione di vendita, l’elenco degli ingredienti, le modalità di conservazione. Per le paste fresche ripiene è obbligatorio, inoltre, indicare la data di scadenza.

LA DICHIARAZIONE NUTRIZIONALE

Dal 2016 l’etichetta dei prodotti alimentari deve contenere obbligatoriamente la dichiarazione 0 tabella nutrizionale riporta i valori del contenuto energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine, riferiti a 100 g o 100 ml di prodotto. Spesso sono riportati anche i valori riferiti ad una singola porzione.

Tabella nutrizionale

indicatore del valore energetico di un alimento in relazione al suo contenuto in proteine, grassi, carboidrati, proteine, vitamine e sali minerali

L’etichettatura nutrizionale fornisce immediatamente al consumatore le informazioni necessarie per confrontare prodotti simili , per conoscere la quantità di nutrienti assunta con quell’alimenti e per valutarne l’apporto rispetto alle quantità consigliate. In questo modo è possibile correggere eventuali abitudini alimentari errate legate ad un consumo eccessivo, ma inconsapevole di alcuni nutrienti (come grassi saturi, sale e zucchero) evitando problemi di salute anche gravi.

confronto delle tabelle nutrizionali di prodotti per la prima colazione

Alla dichiarazione nutrizionale obbligatoria possono essere aggiunte altre indicazioni, facoltative, riguardanti le quantità di uno o più elementi come fibre sali minerali e vitamine o la presenza di sostanze che si pensi possano produrre effetti benefici sulla salute (ad esempio gli Omega-3).

I MARCHI DEI PRODOTTI TIPICI

Tra le informazioni che possiamo trovare su di un’etichetta ci sono anche i marchi dei prodotti tipici. Si tratta di particolari marchi distintivi che la Comunità Europea ha creato per valorizzare e differenziare tutti quei prodotti che hanno una “storia speciale” e che servono a distinguerli per il loro grande interesse culturale, gastronomico ed economico.

MARCHI RICONOSCIUTI A LIVELLO NAZIONALE

DOC, Denominazione di Origine Controllata. Si tratta di un marchio riconosciuto a livello nazionale e che è utilizzato unicamente nel settore dei vini per tutti quei prodotti appartenenti a una determinata area geografica ben delimitata e ottenuti dalla lavorazione di materie prime locali.

DOCG, Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Anche questa sigla è utilizzata esclusivamente in ambito vinicolo e consiste in un riconoscimento di particolare pregio dato solo ad alcuni vini DOC di notorietà nazionale ed internazionale. Questi vini sono sottoposti a controlli più severi, devono essere commercializzati in recipienti di capacità inferiore a cinque litri e portare un contrassegno dello Stato che dia la garanzia dell’origine, della qualità e che consenta la numerazione delle bottiglie prodotte .

IGT, indicazione Geografica Tipica. E’ il riconoscimento di qualità attribuita ai vini da tavola proveniente da un’area aree di produzione generalmente più ampia dei DOC e con un disciplinare produttivo ( cioè con regole di lavorazione) meno rigido.

MARCHI RICONOSCIUTI A LIVELLO COMUNITARIO DALL’UE

l’Italia è il primo paese in Europa per prodotti alimentari registrati con marchio di qualità
il pecorino romano DOP

DOP, Denominazione di Origine Protetta. Questo marchio indica un prodotto originario di una particolare area geografica e la cui particolarità è legata a fattori di natura geografica, naturali o umani. E’ fondamentale che tutte le fasi di produzione, trasformazione e lavorazione del prodotto avvengano nell’area geografica di provenienza.

il carciofo romanesco IGP

IGP,  Indicazione Geografica Protetta. In questo caso il marchio oltre a tutelare l’origine geografica tutela anche le tecniche di produzione. Acquistando un prodotto IGP sapremo per certo che apparterrà ad una determinata area geografica e che almeno una fase produttiva o di lavorazione è avvenuta in quell’area.

Per chiarire la differenza tra questi due marchi facciamo un esempio: la Bresaola della Valtellina IGP è un prodotto IGP perché ottenuto da carni di animali non allevate in Valtellina ma seguendo metodi di produzione tradizionali di quella zona e usufruendo del suo clima particolarmente favorevole alla stagionatura. Se invece la bresaola venisse prodotta esclusivamente con carni di animali allevati in Valtellina allora ci troveremmo di fronte a un prodotto DOP.

la pizza napoletana STG

STG, Specialità Tradizionale Garantita o Attestazione di Specialità. Si tratta di un marchio che vuole tutelare quei prodotti non legati ad un’area specifica di produzione ma più che altro ad una ricetta tradizionale come nel caso della pizza Napoletana o dell’Amatriciana tradizionale. Si potrebbe definire una tutela della ricetta originale.

UNO STRUMENTO PER IL CONSUMO CONSAPEVOLE

Apparentemente il consumo è un gesto che si esaurisce al momento dell’acquisto di un prodotto. In realtà è un processo molto più ampio che comincia con la decisione di comprare e prosegue scegliendo una particolare marca di prodotti tra le tante offerte dal mercato, scegliendo dove fare la spesa (al mercato di quartiere, in una bottega, al supermercato, sul web…) fino all’attenzione che mettiamo nel trattare e gestire i rifiuti.

Parlando del dove fare la spesa, per esempio, siamo portati a pensare che il mercato rionale sia meglio del supermercato, anche se non è detto che sia esattamente così

Le domande che possiamo farci prima dell’acquisto sono tante, ad esempio:

  • Chi ci vende il prodotto al mercato è anche un produttore o si limita semplicemente a rivendere i prodotti di altri?
  • Chi ci vende il prodotto emette regolarmente lo scontrino fiscale? 
  • Siamo certi della origine dei suoi prodotti? 

Già da questo esempio possiamo capire l’acquisto di un prodotto, soprattutto di un prodotto alimentare, non è solo un fatto privato, ma ha delle ricadute a livello globale che hanno a che fare con le risorse, l’energia, l’economia, i rifiuti, le condizioni di lavoro…e spesso le principali difficoltà al momento dell’acquisto legate alla imperfetta informazione del consumatore.

Comprare alla cieca, infatti, porta con sé il rischio di rendersi complici di comportamenti errati nei confronti dei lavoratori, dell’ambiente, delle risorse… e si rischia talvolta di acquistare prodotti di dubbia qualità o provenienza o che hanno un alto impatto sociale perché le informazioni riportate in etichetta non sempre sono facilmente leggibili e a volte riportano diciture al limite del lecito, come «naturale», che può voler dire tutto e niente, così come «prodotto artigianale» quando invece potrebbe avere caratteristiche simili alla produzione industriale. 

In questo scenario si colloca il consumatore sostenibile: colui che nelle proprie scelte di acquisto è attento non solo al prezzo e alla qualità ma alla sostenibilità della propria scelta verso sé stesso, verso gli altri e verso l’ambiente.

Consumo critico

per consumo critico o consapevole si intendono tutti quei comportamenti che indirizzano le proprie abitudini di acquisto sulla base dell’impatto ambientale e sociale del prodotto e dell’uso efficiente delle risorse e dell’energia, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo

Il percorso verso un consumo pienamente responsabile nella nostra spesa quotidiana comprende almeno sei tappe: riduzione dei consumi, lotta ai rifiuti, consumo locale e sostenibile, produzione senza crudeltà verso gli animali. attenzione al comportamento delle imprese e rispetto dei lavoratori e dei produttori. Affinché questo percorso si compia le etichette diventano uno strumento indispensabile per una completa informazione del consumatore al fine di esercitare un consumo responsabile e consapevole per orientarsi tra i mille messaggi di un marketing sempre più aggressivo e che gioca tutte le proprie carte per confondere il consumatore. 

LE ETICHETTE INGANNEVOLI

Le confezioni e le etichette dei prodotti non devono in alcun modo trarre in inganno il consumatore. Spesso purtroppo non è così. Un’etichetta può risultare ingannevole o fuorviante quando si suggerisce che un prodotto possiede caratteristiche particolari che in realtà sono proprie di tutti i prodotti simili (ad esempio “batteriologicamente pura” per l’acqua p “ad alto contenuto di calcio” per i l latte o i formaggi) oppure se gli si attribuiscono proprietà che in realtà non possiede o che non sono verificate (ad esempio quando leggiamo “snellente” o “dimagrante”).

Altro esempio sono le diciture “senza zucchero”, dove magari lo zucchero è stato sostituito da sostanze alternative e più caloriche come amido di mais, sciroppo di glucosio, sciroppo di fruttosio, maltosio, ecc., oppure “light” dove gli zuccheri sono stati ridotti ma, in alcuni casi, vengono aumentati i carboidrati senza nessuna variazione nell’apporto energetico.

Un ottimo modo per non farsi ingannare pertanto sempre quello di leggere attentamente la tabella nutrizionale. Ecco alcuni esempi: 

  • se leggete a basso contenuto calorico il prodotto non può avere più di 40 kcal per 100 grammi, o più di 20 kcal per 100 millilitri;
  • se leggete a ridotto contenuto calorico il valore energetico del prodotto deve essere ridotto di almeno il 30% rispetto agli altri prodotti della stessa categoria e si devono indicare le caratteristiche che hanno provocato questa riduzione;
  • se leggete senza zuccheri il prodotto non può avere più di 0,5 grammi di zucchero per 100 grammi o 100 millilitri;
  • se leggete senza zuccheri aggiunti tra gli ingredienti non dovete trovare né saccarosio, glucosio, lattosio, maltosio, fruttosio, destrosio, sciroppo di glucosio, né altri prodotti con proprietà dolcificanti (es. Miele).

I PRODOTTI BIOLOGICI

Anche qui occorre prestare attenzione all’etichetta: il regolamento CEE 2092/91 definisce, infatti, criteri precisi e rigorosi ai quali i produttori devono attenersi perché il loro prodotto possa definirsi biologico e utilizzare il relativo marchio (ricorda, se non c’è il marchio il prodotto NON è biologico!). Ad esempio i prodotti bio non possono infatti contenere OGM né possono essere stati sottoposti a radiazioni a fini di conservazione (come, in alcuni casi, si fa per patate o cipolle). E’ inoltre generalmente vietato l’uso di additivi e sono definiti i prodotti utilizzabili per la fertilizzazione, la preparazione e la conservazione degli alimenti. 

esempio di etichetta di un prodotto biologico

Esistono tre diversi tipi di etichette per contrassegnare i prodotti da agricoltura biologica, utilizzate secondo il quantitativo di ingredienti biologici contenuti nel prodotto, e il periodo di adesione dell’azienda produttrice al metodo biologico.

  • Prodotti da agricoltura biologica: quando il prodotto è composto almeno per il 95% da ingredienti provenienti da agricoltura biologica che abbiano ottenuto la certificazione dell’Organismo di Controllo autorizzato che deve essere indicato in etichetta; 
  • Prodotto con almeno il 70% degli ingredienti ottenuti da agricoltura biologica: in questo caso non è possibile usare la dicitura “da agricoltura biologica” nella denominazione di vendita, ma soltanto nell’elenco degli ingredienti, dove verranno evidenziati con un asterisco quelli ottenuti tramite agricoltura bio e certificati dall’organismo di controllo;
  • Prodotto in conversione all’agricoltura biologica: quando l’azienda produttrice è in attesa di ricevere la certificazione dall’organismo di controllo, ma già rispetto i disciplinari di produzione biologica da almeno 12 mesi.

PRODOTTI EQUI E SOLIDALI

Anche i prodotti del Commercio Equo e Solidale hanno il loro marchio di garanzia: è Fairtrade, gestito in Italia da Fairtrade Italia, un consorzio senza scopo di lucro nato nel 1994 per diffondere nella grande distribuzione i prodotti del mercato equo.

Quando sugli scaffali troviamo prodotti con questo simbolo possiamo essere certi che siano stati lavorati senza causare sfruttamento e povertà nel Sud del mondo e che:

  • i produttori del Sud del Mondo abbiano ricevuto un prezzo più alto di quello del mercato tradizionale così da coprire i costi di produzione;
  • i produttori abbiano inoltre ricevuto un margine aggiuntivo (il Fairtrade premium) da destinare a progetti di sviluppo sociale e sanitario che coinvolgono l’intera comunità;
  • i produttori lavorino nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità locale promuovendo processi a basso impatto ambientale.

LE ETICHETTE FOP (FRONT OF PACK)

Le norme che regolamentano le etichette rappresentano un valido aiuto, rendendo il consumatore consapevole delle proprie scelte e favorendo al contempo una leale concorrenza tra aziende. Al tempo stesso, per favorire una migliore e immediata comprensione e per sensibilizzare la popolazione orientandola verso la scelta di cibi sani, si assistito alla diffusione di etichette Front-of-Pack (FOP), cioè poste nella parte anteriore del prodotto alimentare preconfezionato, che sintetizzano, a favore di una maggiore visibilità e immediatezza, le informazioni della tabella nutrizionale.

In Italia, grazie ad un progetto  guidato da quattro Ministeri (Salute, Agricoltura, Sviluppo Economico ed Esteri), dal Consiglio per la Ricerca Economica e Alimentare (CREA), dagli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dai rappresentanti delle associazioni appartenenti alla filiera agroalimentare,  è stata proposta la Nutrinform Battery.

Si tratta di un’etichetta recante informazioni sulle calorie e i principali nutrienti presenti in ogni porzione dell’alimento in rapporto a quelli necessari al fabbisogno giornaliero di un adulto medio al fine di non superare le quantità giornaliere raccomandate. La rappresentazione grafica è data da 5 “batterie” stilizzate indicanti rispettivamente energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale, espressi sia in grammi che in percentuale, favorendo una valutazione ragionata sulla quantità assunta in base alla percentuale di riempimento delle batterie corrispondenti.

Va precisato che questa proposta non sostituisce la classica etichetta sul retro della confezione, ma fornisce un corredo di informazioni per agevolarne la comprensione.,